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Matteo Ferrari: preparatore nel circuito internazionale del tennis con Daria Kasatkina

Il personaggio
di Matteo Sorio

«La mia vita da preparatore tra i grandi del tennis

Wimbledon, luogo magico»

Matteo Ferrari segue Daria Kasatkina e gira il mondo peri suoi tornei

VERONA «La vita nel Tour è poter lavorare a pochi metri dallo staff di Sinner o Djokovic, respirare l’eleganza di cornici come Wimbledon, osservare la vita dei tennisti che sono i veri freelance dello sport». La provincia della racchetta ha anche un preparatore atletico tra i professionisti. Si chiama Matteo Ferrari, classe ’88, veronese di città, laurea in ateneo in scienze motorie. Co-fondatore di «Move your body» a San Martino Buon Albergo e già nel basket alla Scaligera, Ferrari segue Daria Kasatkina, russa naturalizzata australiana, n°67 al mondo, dopo l’esperienza con il sudafricano Lloyd Harris e il sanremese Gianluca Mager.

«Sono chiamato in causa tra le 25 e 30 settimane l’anno. Si fa base in una città, nel caso di Kasatkina a Barcellona, dove la preparazione dura un mese e mezzo. Il resto è tornei, in giro per il mondo, decidendo quando devo essere presente».

Spinto in Italia dai fasti di Sinner, il tennis è lo sport del diavolo e Ferrari, che di discipline ne ha approfondite tante, lo descrive così: «Esistono altri sport dove sei solo con te stesso ma nel tennis c’è anche un avversario che inconsciamente ti condiziona. È il lato tricky, che a volte fa sovvertire ogni pronostico». L’impatto sul corpo è forte.

«È uno sport ciclico, si continua a tirare: più la tecnica è pulita e meno pressione si esercita su spalle, schiena, caviglie. Oggi impressiona la velocità con cui si recupera dopo scambi massacranti. Nel caso di Djokovic, quasi 39 anni, è anche questione di disciplina, fibra, tessuti muscolari».

Ogni superficie di gioco comporta un adattamento. «La terra rossa, come a Roma o Parigi, stressa le articolazioni perché non sei stabile e servono molte scivolate, con muscoli adduttori e stabilizzatori dell’anca a lavorare tanto. Il cemento può essere nemico delle ginocchia».

Negli allenamenti Ferrari monitora tramite pettorina gps, cura anche la respirazione, perché «se non respiriamo correttamente tutta la muscolatura va in deficit», e analizza la biomeccanica dei gesti: «Pensiamo al servizio, che chi prende forza da sotto e chi da sopra, vedi il recente lancio della palla più alto di Sinner».

In tour Ferrari osserva da vicino le stelle. «In palestra a Wimbledon o al Roland Garros sono tutti lì, puoi scambiare qualche battuta col team di Jannik e capire come lavorano. Vedere l’arrivo di Sinner su un campo di allenamento sia annunciato dal suono della sua pallina, simile a uno sparo, complice l’altissima tensione delle corde a 28 kg. “Sinner è accontentato da una racchetta molto particolare”».

Nella vita Ferrari si sdoppia. C’è lo spazio di San Martino Buon Albergo, 1.000 mq da cui passano a prepararsi anche Samuel Aldegheri, il veronese primo lanciatore italiano nelle minors della Major League di baseball, e Leonardo Totè, che ha portato la pallacanestro made in Verona su un referto di Eurolega. Quando non è in viaggio per il tennis.

«Il luogo magico è Wimbledon, per come ha saputo perpetrare rituali quali l’abito bianco. Con Kasatkina è stata anche l’atmosfera dello stadio Lenglen a Parigi. La fortuna, rispetto ai ritmi degli sport di squadra, è gestire in autonomia i momenti liberi, ad esempio vedendo uno show di New York quando sei allo US Open… La vita del tennista? “Il vero imprenditore di sé stesso. Un calciatore è stipendiato e garantito. Il tennista guadagna se vince, pagando voli, hotel, staff. I primi 70 al mondo ci vivono, per gli altri è dura”. Quanto ai preparatori, “è fondamentale l’alchimia perché devi importi con chi ti paga: il lato positivo è il rapportarsi con poche persone e poter decidere velocemente”. Tra i riferimenti di Ferrari c’è l’americano Mike Boyle, che “ispira da Move Your Body come hub per specialisti del benessere. Se potessi infiltrarmi nello staff di qualche campione? Vorrei conoscere la settimana tipo di LeBron James, cestista atleta maniacale, e quella di Carlos Alcaraz, che è il suo opposto”».

 

Corriere del Veneto

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