INTERVISTA A LEONARDO TOTÈ

Leonardo Totè, giocatore professionista di basket che gioca in serie A, ha scelto Move Your Body per allenarsi anche in questo periodo estivo. 

Gli abbiamo fatto alcune domande sulle sue tecniche di allenamento e le condividiamo con voi: 

Come mai anche quest’anno sei qui da Move? Non ti sei ancora stancato di noi 🙂

Beh, sono ancora qui da Move perché per me è un ottimo modo per riuscire a stare un po’ a casa dopo la stagione, ma allo stesso tempo rimanere in forma e seguito come durante la stagione. Quindi non mi sono ancora stancato di voi e non mi stancherò facilmente!

Su cosa stai lavorando quest’anno? Quali sono i tuoi obiettivi per la prossima stagione?

Allora questa estate assieme a Matteo, a Nicole e Andrea di Move Your Body, siamo riusciti a recuperare da un infortunio muscolare che avevo al polpaccio sinistro. Nella prima parte dell’estate siamo riusciti in maniera meravigliosa a recuperare, ora ci stiamo concentrando per arrivare in massima forma alla nuova stagione con il Napoli, che sarà una stagione di fuoco, una stagione ambiziosa e che non vedo l’ora di iniziare.

 

Cosa vuol dire davvero “vita da atleta”? Com’è una tua giornata tipo?

Allora, la mia giornata tipo varia dal durante la stagione al post stagione, da season a off season. Durante la stagione c’è la sveglia, sempre allo stesso orario, c’è l’allenamento sempre allo stesso orario (al mattino tendenzialmente). Verso metà mattinata vado in palestra dove faccio la mia seduta di pesi, poi esercizi di prevenzione e quant’altro. Poi c’è l’allenamento di squadra e il riposo se l’allenamento è stato particolarmente stancante, Sennò comunque mi godo il pomeriggio, trovo qualcosa da fare, mi tengo il pomeriggio occupato. Poi cucino la cena e vado a letto presto.

Invece l’off season è un po’ diversa nel senso che mi sveglio magari un pochino più tardi al mattino, vado da Move Your Body, come sempre, faccio allenamenti di prevenzione e allenamento. Poi vado a fare il mio lavoro in palestra e in campo. Anche qui c’è il pranzo e poi se è una bella giornata vado in piscina o mi godo comunque quel tempo con la mia famiglia, gli amici, o la mia ragazza. Alla fine ceno e a differenza della season, in off season esco molto più spesso la sera e vado a letto un po’ più tardi!

A cosa hai dovuto rinunciare per fare questo sport sul serio?

Allora ho dovuto rinunciare a tante cose. Il basket mi sta dando tanto, la carriera mi sta dando tanto, ma ho dovuto rinunciare a tante cose. Una su tutte l’infanzia e l’adolescenza di un ragazzo normale. Diciamo che però, soppesando tutto, sono più i pro che i contro: è più quello che ho guadagnato, che quello che ho perso.

Un’altra cosa sono le rinunce che devo fare tutti i giorni: il fatto di dover stare distante da famiglia, amici durante la season, durante la stagione. Anche se spesso mi vengono a trovare, non c’è infatti quella quotidianità che mi piacerebbe avere con le persone a cui tengo.

E invece, cosa ti ripaga di quelle rinunce? Quali sono i lati belli che chi sta fuori da questo mondo non immagina?

Ecco quello che ti da, come ti ripaga questo sport, a parte le rinunce, è tantissimo ed è una cosa secondo me inspiegabile. Cioè io proprio amo giocare a pallacanestro, sono innamorato della pallacanestro giocata:  non amo la pallacanestro di per sé, ma amo giocare a pallacanestro. Sono due cose diverse secondo me.

Perché la gioia che mi dà giocare a questo sport, anche da professionista, è unica. Ovviamente è un lavoro, però mi diverto ogni giorno che vado in palestra e gioco a basket e sono sicuro che sarà così fino al giorno in cui mi ritirerò.

Come capisci se una stagione è stata davvero soddisfacente, al di là dei numeri e dei risultati?

Ma guarda, ti dico, capisco che una stagione è stata davvero soddisfacente quando non vedo l’ora di giocare la stagione dopo. Perché vuol dire che mi sono divertito talmente tanto, ho dato talmente tanto che non vedo l’ora di continuare.

Ci sono stagioni che davvero quasi mi dispiace che finiscano e quello è il segnale che mi fa dire che è stata una buona stagione, oltre ai risultati e a tutto il resto.

Sul piano fisico: come capisci se la tua preparazione è quella giusta per te? Quali segnali ascolti?

Allora, capisco che è una preparazione giusta per me quando vedo i risultati sul campo. 

Da quando sono seguito da dei ragazzi di Move Your Body vedo dei risultati in campo che prima non avevo mai avuto. Anche a livello della sensazione di preparazione fisica, di prevenzione di infortuni, di mobilità, rapidità, resistenza… 

Tutto un lavoro proprio cucito su di me, cosa che non avevo mai fatto prima di approdare a Move Your Body.

Quali sono i punti di forza che ti hanno portato a diventare un atleta professionista?

I punti di forza a livello fisico sono sicuramente: l’altezza, l’atletismo (che diciamo che sono i due fattori principali) e il fatto di essere discretamente bravo, quindi avere anche del talento, quello senz’altro.

Dal punto di vista mentale invece, come dicevo prima il fatto è che per me giocare è divertimento puro. Quindi non mi pesa neanche un giorno fare il lavoro che faccio e questo è un aspetto che molti sottovalutano, ma è importante.

E poi il fatto che sono una persona molto competitiva e in realtà molto seria per quanto riguarda il mio lavoro. So che a volte faccio trasparire altro, mi piace anche essere autoironico, scherzare molto su questa cosa. Però ecco mi reputo una persona in fondo molto professionale.

E le tue debolezze? Quelle su cui lavori ancora oggi.

Dal punto di vista fisico ti direi tutto quello che non ho fatto i primi anni della carriera e che ho in arretrato: lavorare sui punti deboli come le anche, la schiena, e la mobilità in generale.

Dal punto di vista mentale il fatto di riuscire a mantenermi calmo in determinati momenti (magari di una partita o di una stagione). Perché sono una persona che mette tanto cuore in campo –mi sento molto dedito alla causa diciamo– e spesso faccio fatica a controllarmi, divento abbastanza “fumantino”.

Però è una cosa su cui lavoro giornalmente e in realtà dei risultati li ho già ottenuti.

Se dovessi parlare a un giovane atleta che sta iniziando, su cosa gli diresti di non mollare mai?

Gli direi di rimanere forte di testa soprattutto e di non badare alle critiche che ci possono essere sui social e in generale nel mondo del basket. Di non buttarsi giù moralmente se incontra magari nei primi anni della propria carriera qualcuno di molto più forte di lui, magari più esperto –anagraficamente parlando anche, più grande–, ma di continuare a lavorare perché un giorno potrebbe essere la sua volta.

Se è convinto di avere il talento, di avere una prospettiva, di essere un giovane in prospettiva, di poter diventare un giocatore un giorno direi che che può essere facile che ci arrivi. Quindi di non mollare, di non cadere in questi ostacoli. 

Cosa apprezzi di allenarti da Move? Cosa lo rende diverso per te?

Di Move Your Body apprezzo che, come dicevo prima, mi faccia sentire a casa. È come non essere in palestra: non mi pesa assolutamente il fatto di andare lì ad allenarmi. Tutti i ragazzi che ci lavorano sono simpatici, solari, disponibili, e creano un ottimo ambiente in palestra. Quindi questa è la prima cosa che per me è fondamentale.

Poi il fatto che appunto cuciscono un programma di allenamento su di me in base a i miei limiti, quindi perfetto per le mie esigenze.

Si basano sui miei limiti fisici per provare a migliorarli e li rispettano ogni anno che passa. Se per esempio ho un infortunio riesco comunque a recuperare al meglio e tornare più forte di prima. 

Insomma è una palestra un po’ atipica, è la palestra 2.0 per gli atleti professionisti e non professionisti.

È la palestra per chiunque ami lo sport: dalla signora anziana all’atleta professionista.

 

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