Marco Pavani ha appena gareggiato al Campionato del Mondo Ironman di Kona, alle Hawaii. È la sua seconda volta. Per arrivarci si è qualificato all’Ironman del Portogallo nel 2025, chiudendo terzo nella sua categoria e settimo assoluto.
Chi si allena a Move lo conosce bene. A prepararlo è Mattia, il suo allenatore, con cui lavora da anni. Qui svolge il lavoro di forza ed è seguito da Nicole e Andrea per la cura del corpo tra un allenamento e l’altro. Gli abbiamo fatto qualche domanda sul suo percorso, compresa la parte che passa da qui.
Come ti sei avvicinato al triathlon?
Dieci, undici anni fa. Venivo da uno sport di squadra, la pallanuoto, e mi ero stufato. Detto da me stona un po’, perché credo che il concetto di squadra sia presente anche negli sport individuali: basti pensare alla vostra palestra e al lavoro che abbiamo fatto insieme. Però volevo prendermi la responsabilità dei miei risultati, essere completamente indipendente.
Un amico mi ha fatto vedere il video della finale del campionato del mondo alle Hawaii e mi ha spiegato come funziona il triathlon. Sapevo di andare incontro a uno sport con tre discipline: nel nuoto ero a mio agio, la bici l’avevo sempre praticata grazie ai miei genitori, la corsa era un’incognita. Proprio questo mi ha spronato: volevo vedere se ero in grado di portare il mio fisico a fare un’attività del genere.
«Volevo arrivare un giorno a competere proprio dentro quel video che avevo appena visto su YouTube»
Marco Pavani
Come è arrivata la qualifica per Kona 2026?
L’ho conquistata l’anno scorso all’Ironman del Portogallo, terzo nella mia categoria e settimo assoluto, con una prestazione che metto tra le mie tre migliori da triatleta. L’ho cercata quasi più intensamente della prima. Al primo Mondiale la gara non era andata secondo le mie aspettative, che sono sempre abbastanza alte, e l’amaro in bocca mi ha fatto tornare a casa con molta più forza, più voglia, più cattiveria agonistica.

Che differenza c’è stata tra la prima e la seconda volta?
La prima volta l’ho vissuta come la grande esperienza della vita, la concretizzazione del sogno di competere a Kona. La seconda era una sorta di rivincita, un riscatto personale: volevo tornare per dimostrare che sono in grado di competere a quei livelli facendo una grande prestazione.
Com’è il Mondiale visto da dentro?
È qualcosa che si fa fatica a descrivere a parole, un’atmosfera completamente diversa da qualsiasi altra gara. Ci sono cose che spesso si considerano di secondo piano e invece contano: il volo, il fuso orario, le tante ore tra aeroporti e trasferimenti, il clima caldo e umido in un periodo in cui da noi è già autunno. E poi un paesaggio letteralmente favoloso.
La gara è anticipata da sei giorni di festa, con atleti che si allenano in ogni angolo di Kona. Si percepiscono le vibrazioni positive, la voglia di tutti di essere lì, al top della forma, per mettersi in gioco e sfidare i propri limiti.


«Alle Hawaii si può gareggiare solamente se si riesce a qualificarsi. Quindi ci si sente comunque dei privilegiati»
Marco Pavani


Qual è stato il momento più difficile?
Prima della gara, i mesi di aprile, maggio e giugno. Ho avuto un grosso problema alla gamba e ho dovuto rallentare, e in quel periodo alcune cose non erano in bolla in due delle sfere più importanti della mia vita. Rimanere concentrato è stata la parte più difficile: con il Mondiale davanti tutti i sentimenti diventano più grossi e si fa fatica a rimanere lucidi.
Io perdo spesso la barra, e lì è intervenuto Mattia: riusciva a vedere quelle cose buone che io non riuscivo più a vedere. La cosa più importante è stata avere attorno uno staff e un allenatore in grado di farmi andare avanti.
E durante la gara?
Il momento più duro è arrivato in bici, a 30-40 chilometri dalla seconda zona cambio. Eravamo in autostrada, completamente esposti al sole, con circa 35 gradi, umidità al 90% e vento contro. Lì mi sono ricordato la calma che mi viene chiesta spesso, nei momenti più complicati e negli allenamenti più difficili.
«Mi sono detto: comunque vada, con calma si ritorna. E con calma, mettendoci qualche minuto in più del previsto, sono riuscito a tornare»
Marco Pavani

Di cosa vai più fiero?
Del percorso che mi ha portato a qualificarmi, a volte più del Mondiale stesso. Non mi sono qualificato per il rotto della cuffia o per ripescaggi: sono qualifiche che sono andato a prendermi con grandi prestazioni. Ho sbagliato tante gare, ma ne ho fatte altrettante belle.
Com’è organizzata la tua settimana?
Faccio dalle 12 alle 21-22 ore di allenamento, a seconda del periodo della preparazione. Nei periodi più intensi, nel weekend ci sono le uscite più lunghe in bici e di corsa. Con Mattia abbiamo costruito una settimana tipo che si ripete: so già cosa mi aspetta ogni giorno, magari con lavori o carichi diversi. Questa routine mi aiuta molto, anche a gestire lavoro e vita privata.
Spesso mi alleno molto presto la mattina e nel tardo pomeriggio, perché il lavoro occupa gran parte della giornata. Dal lunedì al venerdì ho poco tempo per la mia ragazza e per gli amici, e cerco di recuperare nel weekend. Molta attenzione va a quello che per me è il quarto allenamento vero della mia disciplina: il riposo.
Che ruolo ha il lavoro di forza che fai a Move?
Lo facciamo da diversi anni e con il tempo è diventato una vera e propria classe, la classe Endurance. È nata parlando con Mattia mentre eravamo a una gara. Serve a dare al corpo le fondamenta per non infortunarsi, soprattutto nella corsa, che per il mio corpo è sempre stata la disciplina più complicata.
Non lo consideriamo un semplice contorno, ma una delle parti fondamentali, alla stregua di nuoto, bici e corsa. Mi fa sentire molto più performante in tutto il resto.
E il lavoro con Nicole e Andrea?
Mi vedono almeno una volta ogni due o tre settimane: è una scadenza che ci siamo dati con Mattia, per essere sempre controllato e monitorato. Servono a sistemare cose che magari, anche inconsciamente, non mi accorgo di avere: piccole contratture, piccoli fastidi, un piccolo reset per riportare il corpo nella sua condizione migliore.
Ho una buona soglia del dolore e tendo a spingere sopra il limite, ma quando mi faccio male vado in paranoia, perché ho sempre paura di una ricaduta. Nicole e Andrea sono i miei scudieri nella cura del corpo. Non mi vedono sempre, ma restiamo in contatto anche quando non vengo visitato.
Come nasce la fiducia nei loro confronti?
Nel mio lavoro, quando una persona mi chiede come eseguire qualcosa, ho studiato e lavorato una vita per poter rispondere, ed è giusto che si fidi. Io mi affido a loro con lo stesso metro: sono persone preparate, sanno di cosa stiamo parlando.
Poi c’è il secondo passo. Quando ci vediamo facciamo una chiacchierata di tre minuti in cui cerco di spiegare esattamente cosa sento, da quando e perché. Così si arriva non solo al problema, ma anche a quello che l’ha causato.
«Continuando a lavorare insieme si crea quella sinergia, quella empatia che fa sì che le persone si capiscano al volo»
Marco Pavani
Abbiamo iniziato tanti anni fa e non abbiamo mai smesso. Con lo storico di trattamenti, allenamenti e problemi, una parola viene capita nel modo giusto, un sintomo viene capito subito, e anche le piccole cose si risolvono prima.
Cosa diresti a chi si allena?
In uno sport come questo, non essendo professionisti, bisogna essere più costanti possibile e dare il massimo che corpo e mente ci danno quel giorno. Se un giorno possiamo dare sette, è giusto dare sette. Se possiamo dare tre, è giusto dare tre. Se possiamo dare uno, è giusto dare uno, che è comunque meglio di saltare l’allenamento.
Seguire le tabelle, sì, ma ogni tanto cercare quella sensazione in più che la tabella non ti darebbe. E svolgere sempre le attività che ci siamo messi in conto: è così che si crea la routine, e la forza mentale per i giorni in cui abbiamo meno voglia.

Marco in breve
- Disciplina: triathlon, distanza Ironman
- Nel triathlon da: 10-11 anni, dopo la pallanuoto
- Qualifica per Kona 2026: Ironman del Portogallo 2025, 3° di categoria e 7° assoluto
- Allenamento: dalle 12 alle 22 ore a settimana
- A Move: lavoro di forza nella classe Endurance e trattamenti con Nicole e Andrea ogni 2-3 settimane







